IL PETTIROSSO – Storie di viaggi brevi e lunghi e di un colore che rosso non è… PARTE PRIMA

Articolo pubbicato su www.parcomonviso.eu

 

Con l’arrivo dell’autunno, il verde dei campi e delle foreste lascia spazio agli sgargianti colori caldi che animano i mesi di settembre e ottobre. Presto però, questa fantastica tavolozza pittorica si affievolisce fino a svanire nel nulla, lasciando un paesaggio via via sempre più triste e dimesso. Non tutto è perduto però! A ravvivare l’atmosfera autunnale arriva un piccolo pennuto dal vistoso piumaggio: il Pettirosso.


Quest’uccellino ha sempre rappresentato per noi il simbolo delle stagioni fredde. Compare all’improvviso in campagna, nei giardini e nei parchi di città nei primi giorni di ottobre (talvolta anche prima), non temendo di scacciare altri uccelli che si avvicinano troppo ai cespugli in cui ha trovato rifugio e non esita a uscire allo scoperto per osservare curioso chi gli sta arrecando disturbo.
Come mai però vediamo il Pettirosso quasi esclusivamente in autunno e in inverno e dove vanno a finire i Pettirossi in primavera?

Per rispondere a queste domande dobbiamo analizzare la distribuzione di questa specie in Europa. Come mostra la figura 2 (cartina distributiva del Pettirosso), esistono popolazioni scandinave, baltiche e dell’Europa orientale, “obbligate alla migrazione” (in giallo). Questi Pettirossi, con il sopraggiungere dell’inverno, si spostano prevalentemente verso sudovest alla ricerca di aree dal clima più mite. I Pettirossi delle Isole britanniche, del Centro e del Sud Europa (in verde) tendono invece a una maggiore stanzialità o al massimo compiono movimenti migratori a corto raggio.

Nel Nord Africa occidentale, nel bacino del Nilo e nelle aree israelo-palestinesi, si trovano infine i quartieri di svernamento più meridionali della specie. Qui i pettirossi trascorrono i mesi invernali ma non nidificano. Ripartono all’inizio della primavera, ritornando nelle loro aree riproduttive europee.
Ma perché in pianura vediamo il Pettirosso quasi esclusivamente in autunno e in inverno? Dobbiamo considerare che le nostre popolazioni stanziali di Pettirosso nidificano nei boschi di latifoglie e di conifere della penisola italiana, concentrandosi in primavera soprattutto nei territori montani e collinari o nelle poche aree forestali di pianura, zone che lasciano poi con i primi rigori autunnali, spostandosi nelle campagne e nelle città, alla ricerca di luoghi più miti e di nuove fonti di cibo. In questo senso, parchi urbani e giardini sembrano offrire un ottimo rifugio dove trascorrere l’inverno.

La popolazione autunno-invernale dei Pettirossi in pianura però si arricchisce anche di altri individui provenienti dall’Europa orientale e baltica (fig. 4). Come abbiamo visto, queste popolazioni sono costrette a migrare con il sopraggiungere dei rigori invernali e, tra i Pettirossi, sono proprio quelli nordici che compiono gli spostamenti più lunghi e impegnativi.

Nel mese di ottobre in particolare si registra il più alto numero di passaggi di pettirossi sulla nostra penisola (fig.3). Alcuni di questi possono fermarsi nella pianura padana, lungo le coste italiane o ancora in molti siti appenninici, altri invece, dopo brevi soste per recuperare le energie per la migrazione finale, proseguono ancora più a sud verso l’Africa settentrionale.

A complicare ulteriormente il quadro del comportamento autunnale del pettirosso però, ci si mettono anche i pettirossi italiani (ovvero quelli nati da coppie nidificanti in Italia), molti dei quali migrano anch’essi verso il Nord Africa, mostrando una predilezione per l’Algeria, il Marocco e la Tunisia e in seconda battuta, per la Francia meridionale e la Spagna (figure 5 e 6).

Il pettirosso, come molti altri passeriformi, migra di notte e lo studio del suo comportamento migratorio ha rappresentato una sfida per il mondo scientifico che ha dovuto affrontare non poche difficoltà tecniche. Oggi, attraverso un lavoro pluridecennale di inanellamento su scala europea e una fitta rete di scambio di dati tra le varie stazioni di inanellamento (che provvedono a catture di uccelli con successivo rilascio per mezzo di reti “mistnet” – fig.7) è stato possibile ricostruire il comportamento migratorio di molte specie.

Figura 7 – La rete mistnet utilizzata dagli inanellatori per la cattura degli uccelli

Figura 8 – Fase di inanellamento e misurazione dei parametri morfometrici di un pettirosso prima della sua liberazione in natura

Lo studio dell’avifauna migratoria ha consentito di acquisire importanti informazioni territoriali, individuando molte aree di primaria importanza conservazionistica, aiutando così gli enti preposti alla tutela ambientale a salvaguardare non solo i principali areali di nidificazione ma anche quelle zone utilizzate come rifugio invernale o di sosta migratoria (stop-over), dove gli animali si rifocillano e recuperano le forze accumulando il grasso corporeo indispensabile per il successivo tratto del loro viaggio.
Per concludere, la prossima volta che osserverete il Pettirosso del vostro giardino o quello che incontrate nelle vostre passeggiate in città o in campagna, siate ben consapevoli che non saprete mai se quello che avete davanti è un uccellino che ha percorso pochi chilometri oppure se si tratta di un ospite straniero che ha compiuto un lungo viaggio di alcune migliaia di chilometri…

Buon autunno e voi e ai Pettirossi.

Roberto Ostellino

Saluzzo, 27 novembre 2017

Bibliografia

The migration of the Robin Erithacus rubecula in the central pre‐Alps of Italy, Ringing & Migration L. Bottoni, R. Massa & L. Fornasari (1991), 12:1, 48-53, DOI: 10.1080/03078698.1991.9673985.

http://dx.doi.org/10.1080/03078698.1991.9673985

 Atlante della Migrazione degli Uccelli in Italia vol II. Passeriformi
Fernando Spina & Stefano Volponi
Ministero dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare
ISPRA Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale

Directional preferences of the Robin (Erithacus rubecula) and the Blackcap (Sylvia atricapilla) during autumn migration at Arosio (N Italy) in 2005. Adamska K., Rosiñska K. 2006. Ring 28, 2: 101-111.

https://en.wikipedia.org/wiki/European_robin

http://www.rspb.org.uk/birds-and-wildlife/bird-and-wildlife-guides/bird-a-z/r/robin/threats.aspx

https://en.wikipedia.org/wiki/Acclimatisation_society

https://www.newscientist.com/article/mg13718574.800-review-moving-tales-of-fauna-and-flora-/

 

Fonti delle immagini:

Figura 1  foto di  Roberto Ostellino
Figura 2 – By Verbreitungskarte_des_Rotkehlchens.png: mario The original uploader was Devil m25 at German Wikipedia  derivative work: Chuunen Baka (Verbreitungskarte_des_Rotkehlchens.png) [CC BY-SA 2.0 de (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0/de/deed.en)], via Wikimedia Commons
https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/3/39/Erithacus_rubecula_distribution.png
https://commons.wikimedia.org/wiki/File%3AErithacus_rubecula_distribution.png
Figura 3 – The migration of the Robin Erithacus rubecula in the central pre‐Alps of Italy, Ringing & Migration L. Bottoni, R. Massa & L. Fornasari (1991)
figure 4 e 5 – Atlante della Migrazione degli Uccelli in Italia vol II. Passeriformi
Fernando Spina & Stefano Volponi
Ministero dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare
ISPRA Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale
Figura 6 – Directional preferences of the Robin (Erithacus rubecula) and the Blackcap (Sylvia atricapilla) during autumn migration at Arosio (N Italy) in 2005. Adamska K., Rosiñska K. 2006
Figura 7 e 8 Archivio fotografico Vigilanza Parco del Monviso

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