I segreti del LETARGO – parte 2°

Articolo pubblicato su www.parcomonviso.eu

 

Dopo aver affrontato il fenomeno del letargo da un punto di vista generale, proviamo ora ad analizzare alcuni comportamenti degli animali più tipici del nostro territorio durante il periodo invernale.

RETTILI E ANFIBI
I serpenti come la vipera, il biacco e la biscia d’acqua (o natrice dal collare), durante i mesi invernali rallentano drasticamente il loro metabolismo fino ad arrivare ad uno stato di inattività, senza però entrare mai in uno stato di ibernazione profonda. All’inizio del periodo freddo, cercano un comodo rifugio all’interno di profonde buche nel terreno o in anfratti tra le rocce. Come già descritto nella prima parte di questo articolo, l’ibernazione nei rettili è un processo di rallentamento generale del metabolismo corporeo, legato a un ridotto scambio di ossigeno tra i tessuti e l’ambiente esterno e che non sembra essere regolato da meccanismi fisiologici complessi come accade in alcuni mammiferi.
Per la vipera ad esempio, l’ibernazione comincia alla fine di ottobre e la ripresa della piena attività arriva intorno a marzo. Questo periodo inattività tuttavia non è rigido e in occasione di inverni particolarmente miti, questi animali possono mantenere un certo grado di attività anche nei mesi invernali.
Anche gli anfibi hanno sviluppato strategie di ibernazione per contrastare l’inverno. Ai primi freddi le rane verdi (Pelophylax sp.), più legate alla vita acquatica durante tutto il ciclo di vita, si affossano nel fondale degli stagni cadendo in uno stato di animazione sospesa, per rimanerci fino all’inizio della primavera.
Le rane rosse come la rana di Lataste (tipiche delle aree umide di pianura), la rana dalmatina o la rana temporaria (delle zone montane e alpine), ma anche i rospi (rospo comune e rospo smeraldino) presentano invece fasi di vita slegate dal contatto diretto con l’acqua: l’adulto dopo la riproduzione che avviene in acqua, può spostarsi all’interno di sottoboschi ombrosi e umidi.  Questi anfibi trascorrono l’inverno sotto la lettiera di foglie del bosco o all’interno di cavità rocciose e di buchi nel terreno.

Una Rana dalmatina al risveglio primaverile

Come già anticipato, tra i mammiferi abbiamo invece diverse strategie di ibernazione. Scopiamo insieme come superano l’inverno alcuni tra i mammiferi più noti del Parco.

MARMOTTA (Marmota marmota)
La marmotta delle Alpi è uno dei mammiferi più strettamente legati all’ambiente alpino. Ha sviluppato di conseguenza numerose strategie di adattamento alle condizioni rigide imposte dalla vita d’alta quota. Il letargo invernale per questa specie è una soluzione indispensabile per la sopravvivenza, condizione alla quale la marmotta si prepara ampiamente già a partire dal mese di settembre con la cosiddetta fase di “preibernazione”. In questo momento dell’anno gli animali preparano le profonde tane invernali foderandole con fieno e nutrendosi in abbondanza per accumulare le riserve di grasso necessarie a superare l’inverno.
Con il sopraggiungere dei primi rigori invernali, l’intera famiglia di marmotte si rifugia all’interno della tana profonda, sigillando l’ingresso con un tappo di paglia e terriccio. Qui le marmotte cadono in un sonno profondo che può durare anche sei mesi.
Durante lo stato di ibernazione la temperatura corporea dell’animale scende da 35 a 5 gradi mentre i battiti cardiaci passano da 130 a 15 al minuto.

Marmotta alpina – foto di Marco Rastelli

MOSCARDINO (Muscardinus avellanarius)
Questo piccolo ed elusivo roditore, ben presente sia nei boschi di montagna che in quelli ormai radi di pianura, trascorre il periodo invernale in letargo.
Anche il moscardino accumula grandi riserve di grasso prima di entrare in ibernazione. In questa fase dell’anno l’esigenza di accumulare grasso corporeo è tale da portare quest’animale a modificare addirittura la sua dieta. Da vegetariano, il Moscardino diventa un amante delle proteine, nutrendosi per lo più di insetti e altri invertebrati.
Costruisce poi un piccolo nido tondo alla base di rovi o di fitti arbusti, utilizzando cortecce, foglie, muschio, erba, dover si addormenta acciambellandosi su sé stesso per limitare il più possibile la dispersione del calore corporeo.

GHIRO (Glis glis)
Anche il ghiro, come gli animali precedentemente citati, accumula grande quantità di grasso prima dell’ibernazione invernale. il ghiro, sebbene legato come lo scoiattolo alla vita arboricola, può cercare rifugio anche in buchi nel terreno, nelle grotte e nelle fessure di muri e rocce, in vecchi nidi abbandonati o nelle casette nido per uccelli. Molto spesso si rifugia anche nei sottotetti o nelle soffitte, luoghi che gli assicurano la giusta protezione dal freddo e dall’umidità oltre che da potenziali predatori. Il Ghiro può restare in letargo per circa 6 mesi ma la durata del periodo di stasi varia molto con le condizioni climatiche del luogo in cui vive.

Un Ghiro in alimentazione in una mite serata primaverile

RICCIO (Erinaceus europaeus)
Il riccio europeo è un insettivoro dal metabolismo molto accelerato che con il sopraggiungere delle basse temperature e alla concomitante scarsità di cibo del periodo invernale, cade in un profondo stato di ibernazione: anche in questo caso il battito cardiaco e frequenza respiratoria rallentano drasticamente e la temperatura corporea crolla da 37°C a 5°C.

CHIROTTERI
Spesso protagonisti di superstizioni e false credenze popolari, i chirotteri, meglio noti come “pipistrelli”, sono animali davvero unici: sono gli unici mammiferi che posseggono ali per volare* e si orientano attraverso gli ultrasuoni.
Con il mese di ottobre inizia il periodo di ibernazione che termina con l’arrivo della primavera. Durante il “sonno invernale” tutte le attività corporee vengono rallentate in modo da consumare la minor quantità di energia possibile.
Un pipistrello in letargo è in grado di ottenere uno straordinario risparmio energetico: riduce al minimo i battiti cardiaci (da quasi 1000 al minuto durante il volo, fino a soli 20 al minuto nel letargo), gli atti respiratori (da uno ogni 5 secondi circa in attività, fino a un minimo di uno ogni 90 minuti nel letargo), la temperatura corporea da 35-40 °C viene portata intorno a quella del rifugio d’ibernazione (di solito fra +2 e +10°C). Svegliarsi significa per il pipistrello riportare tali parametri ai valori necessari per essere attivi e per far ciò vengono consumate quantità importanti di riserve lipidiche.
Durante l’inverno, però, i pipistrelli (come anche molti altri mammiferi) si svegliano naturalmente già alcune volte e, alla fine del periodo d’ibernazione, avviene poi il risveglio definitivo. È stato calcolato che per tali complessivi risvegli naturali i pipistrelli consumano il 75% dell’energie spese durante l’intero periodo d’ibernazione, “bruciando” un corrispondente quantitativo di grassi.
E’ per questa ragione che qualsiasi disturbo arrecato ai pipistrelli in questo momento dell’anno può avere conseguenze drammatiche per la sopravvivenza di questi animali: la presenza umana in un sito di ibernazione (rumore, illuminazione artificiale, rialzo termico) può portare al risveglio anticipato dei pipistrelli (spesso non percepito dal visitatore perché il processo può richiedere più di un’ora dal disturbo) con il conseguente consumo troppo rapido delle riserve di grasso corporeo. Disturbi ripetuti nel tempo, possono quindi provocare risvegli anticipati e innaturali che lasciano l’animale privo delle riserve energetiche utili a raggiungere la primavera, momento in cui saranno nuovamente disponibili grandi quantità di insetti, unica fonte alimentare utilizzata da questo gruppo di animali.

SCOIATTOLO ROSSO (Sciurus vulgaris)
Anche lo Scoiattolo fa incetta di cibo con l’avvicinarsi dell’inverno, ma al contrario del ghiro (suo parente più stretto), non cade in letargo ma si adatta alla rigidità del clima modificando il suo stile di vita.
In estate e all’inizio dell’autunno inizia a immagazzinare una grande quantità di cibo in diversi depositi sotterranei, lasciandone alcuni vuoti per depistare eventuali ladri di cibo. All’arrivo dei primi freddi si ritira in un nido all’interno dei tronchi rivestito di foglie e paglia dove trascorre l’inverno.
Tuttavia lo Scoiattolo rosso non cade mai in un sonno profondo, rimane in uno stato di torpore dal quale può risvegliarsi occasionalmente per uscire e andare a prelevare le provviste nascoste nei vari depositi. Non è raro infatti osservare uno scoiattolo in pieno inverno saltellare da un ramo all’altro di un albero.

TASSO (Meles meles)
Anche il Tasso non cade in vero e proprio letargo. Durante l’inverno la sua attività rallenta dormendo per lunghi periodi ma risvegliandosi spesso per andare alla ricerca di cibo, soprattutto di notte, momento in cui questi animali sono più attivi.
Anche gran parte della sua vita diurna viene trascorsa all’interno della tana. Il Tasso è infatti un abile scavatore grazie ai suoi lunghi artigli e alle zampe corte e robuste. La sua tana è in realtà un complesso di cunicoli e stanze sotterranee organizzati su più piani, a una profondità che può talvolta raggiungere i 6 metri. Le complesse tane del Tasso presentano poi numerose uscite verso l’esterno.

due entrate della tana di una famiglia di Tassi

VOLPI E LUPI
Moltissimi mammiferi in letargo non ci vanno affatto. Volpi e lupi per esempio hanno sviluppato una diversa strategia di sopravvivenza al rigore invernale: in autunno la loro pelliccia si infoltisce funzionando da isolante termico, vengono poi create scorte alimentari seppellendole in piccole buche (come accade per la volpe), si spostano poi verso zone più soleggiate o verso i fondivalle alla ricerca di climi più miti.
La volpe ha poi sviluppato una particolare tecnica di caccia su terreni innevati che le consente, attraverso il suo udito finissimo, di percepire i movimenti di piccoli roditori sotto il manto nevoso. Cattura poi la preda con un agilissimo tuffo nella neve.

Anche i grandi erbivori delle Alpi infine non vanno in letargo. Per StambecchiCamosciCervi Caprioli, l’inverno rappresenta uno dei momenti più difficili e pericolosi della loro vita. Si tratta del periodo in cui il tasso di mortalità di questi animali aumenta sensibilmente per via delle ridotte disponibilità alimentari, per le rigide temperature e per il rischio di predazione. La sopravvivenza dipende quindi dalla capacità dei singoli individui di trovare versanti più soleggiati, valloni dal clima più mite e di sfruttare al meglio le poche risorse alimentari che il territorio può ancora offrire in inverno.

* Altri animali come gli scoiattoli volanti o i Colugo (noti anche come Lemuri volanti) non sono veri volatori bensì “paracadutisti”, posseggono infatti strutture membranose che collegano gli arti ma queste, servono solo a rallentare la velocità di caduta dell’animale, non consentono però di sviluppare un vero volo attivo come nei chirotteri.

Roberto Ostellino

Saluzzo, 9 febbraio 2017

 

FONTI 
FISIOLOGIA DEGLI ANIMALI – Regolazione, diversità, adattamento – Alessandro Poli – Zanichelli Editore
LETARGO E VITA LATENTE – art 17 – G. Sini – Maggio 2009
LA VITA AL RITMO DELLE STAGIONI – collana Natura d’Italia – De Agostini editore

WEB
Centro regionale chirotteri: www.centroregionalechirotteri.org
TRECCANI: http://www.treccani.it/enciclopedia/letargo/
FOCUS: https://www.focus.it/ambiente/animali/il-letargo-come-strategia-per-sopravvivere-14102012?gimg=17949#img17949
WIKIPEDIA: www.wikipedia.org (pagine varie)
IDEAGREEN:  https://www.ideegreen.it/animali-che-vanno-in-letargo-81711.html#gshsbBW7MPSstbiJ.99

IMMAGINI:

Rana dalmatina – foto di Roberto Ostellino
Marmotta alpina – foto di Marco Rastelli
Tana di Tasso – Roberto Ostellino
Ghiro – Alessandro Bergamo

 

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Un commento:

  1. complimenti

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