I giorni dei rospi

Articolo pubblicato su www.parcodelmonviso.eu

Il Rospo non è certo uno tra gli animali più apprezzati per eleganza, appariscenza o per la grazia dei suoi movimenti. Al contrario, l’aspetto goffo, le abitudini prevalentemente notturne e la pelle rugosa, hanno contribuito a crearne un’immagine sinistra e spesso associata a miti e leggende oscure che, come al solito, nulla hanno a che vedere con la realtà.
Cerchiamo quindi di sfatare miti e paure ingiustificate su questo gruppo di animali e scopriamo insieme la vita curiosa di questi affascinanti anfibi sempre più minacciati dalle attività umane.
Nel territorio del Parco del Monviso sono presenti due specie di rospi: il rospo comune (Bufo bufo) e il rospo smeraldino italiano (Bufotes balearicus)* che differiscono sia nell’aspetto che per le abitudini riproduttive e la scelta dell’habitat.
Il Rospo comune è l’anfibio più grande d’Europa raggiungendo in alcuni esemplari femminili una lunghezza del corpo, zampe escluse, pari a 15 cm. I maschi sono sempre più piccoli e non superano i 10 cm di lunghezza. La colorazione è marrone ma può variare dal rossiccio, al giallo sabbia o al marrone scuro, con le stagioni e con le fasi di muta. La pelle ha un aspetto rugoso per la presenza di numerose verruche che secernono sostante urticanti (solo a contatto con le mucose). Gli occhi, dal caratteristico colore ramato, presentano una pupilla orizzontale.

Il Rospo smeraldino italiano, è decisamente più piccolo, con dimensioni medie per le femmine di 6-8 cm e di 5,5-7,5 cm per i maschi. La colorazione varia dal grigio al bianco al verde chiaro, con caratteristiche macchie verdastre ben definite e spesso bordate di scuro, più piccole e meno evidenti nei maschi, più grandi, appariscenti e ben contrastate nelle femmine.
Nei maschi è inoltre presente un sacco vocale esterno sotto la gola grazie al quale viene prodotto il tipico canto, simile a un trillo prolungato e acuto e udibile nelle notti di inizio primavera.

Un ulteriore carattere tipico dei rospi (e assente nelle rane) è la presenza delle due evidenti ghiandole parotoidi sul collo che, in caso di pericolo, secernono anch’esse una sostanza urticante utile a scoraggiare eventuali predatori.
I rospi depongono migliaia di uova raccolte in tipici “cordoni” gelatinosi, frutto di un lungo e laborioso accoppiamento in cui il maschio sale sul dorso della femmina e vi rimane aggrappato grazie a due vistosi corpi callosi presenti in questo periodo dell’anno sulle sue zampe anteriori. Durante il cosiddetto “amplesso ascellare”, la femmina depone le uova in acqua che il maschio si affretta a fecondare in un perfetto lavoro di squadra.

Entrambe le specie, un tempo molto comuni, hanno conosciuto negli ultimi decenni un cospicuo regresso delle popolazioni e una sempre più marcata frammentazione dei loro habitat.
Come anticipato, tra le due specie, è però il rospo comune che sembra soffrire maggiormente delle alterazioni degli habitat. Per comprenderne la ragione dobbiamo analizzare il ciclo di vita e le esigenze riproduttive di queste due specie di anfibi:
La vita dei rospi presenta 3 fasi stagionali: l’ibernazione invernale, la riproduzione a inizio primavera e la fase post-riproduttiva primaverile ed estiva.
Nella fase invernale, come già raccontato in un precedente articolo, i rospi, per superare i rigori invernali, si rifugiano all’interno di cavità nel terreno o sotto la folta lettiera di foglie di un bosco. Nella seconda fase, a seguito del risveglio a fine inverno, si spostano in massa per raggiungere i siti riproduttivi e nell’ultima fase trascorrono prevalentemente una vita solitaria dedicandosi all’alimentazione e all’aumento della massa corporea. Tra le due specie però esistono importanti differenze comportamentali, particolarmente importanti sono quelle alla base della scelta dei siti riproduttivi, fattore importante e decisivo per comprendere i problemi legati alla conservazione di queste specie e per la scelta delle misure da attivare per la loro protezione.

ROSPO COMUNE
I rospi comuni tra metà febbraio e metà marzo iniziano, a seguito del risveglio dall’ibernazione invernale, a spostarsi verso i loro siti riproduttivi rappresentati da stagni, laghetti e talvolta anche piccoli corsi d’acqua dallo scorrimento lento.  La distribuzione di questa specie è piuttosto ampia e copre in Italia sia aree di pianura che zone collinari e montane fino a circa 1800 metri.
Sembrano però particolarmente legati a specifici siti di riproduzione, alla scomparsa dei quali, gli animali restano spaesati non riuscendo così a riprodursi. Numerosi studi scientifici mostrano infatti che la maggior parte dei giovani rospetti torneranno l’anno successivo a riprodursi nel medesimo sito in cui sono nati.
Questa fedeltà ai siti riproduttivi da parte del Rospo comune rappresenta un forte svantaggio per questa specie. Dove un o stagno viene distrutto senza provvedere ad una compensazione nelle immediate vicinanze, la popolazione rischia fortemente l’estinzione locale.  Questa specie inoltre è poco duttile e non colonizza velocemente nuovi ambienti anche se già presenti; possono talvolta trascorrere anni prima che il rospo si adatti al nuovo specchio d’acqua.
Un ulteriore fattore negativo, in grado di incidere fortemente sulle popolazioni dei rospi, è la moria sulle strade che colpisce questi animali durante le migrazioni primaverili verso i siti di riproduzione. Per questa ragione sono attive da molti anni alcune iniziative di sensibilizzazione a livello nazionale (es. la Notte dei Rospi a cura di Legambiente) e sono stati avviati interventi di mitigazione lungo alcuni tratti stradali posti nelle vicinanze di importanti siti riproduttivi: i cosiddetti “rospodotti”. Si tratta di veri e propri sottopassaggi, accompagnati da piccole barriere lungo tutto il margine stradale interessato dal transito di rospi e che impediscono agli animali di attraversare la strada obbligandoli a spostarsi lateralmente lungo bordo strada, fino ad incontrare un piccolo e salvifico passaggio sotterraneo che gli permette di raggiungere il lato opposto del tratto stradale, sani e salvi.

Secondo Il Comitato Mondiale per la Conservazione della Natura (IUCN) il Rospo comune viene classificato LC (Least concearn – minor preoccupazione) a livello globale ma VU (vulnerabile) a livello italiano. La popolazione globale, sebbene fortemente minacciata in alcuni contesti fortemente urbanizzati o interessati da intense attività umane, possiede ancora ampi areali in cui sembra in buona salute (soprattutto est Europa). Le cose non vanno però affatto bene Nell’Europa centro-meridionale come indicato dal Comitato italiano IUCN:
“Nonostante la popolazione meridionale sia in una situazione meno critica, a livello nazionale il trend di popolazione della specie mostra un declino superiore al 30% negli ultimi 10 anni causato principalmente dal traffico automobilistico e dall’alterazione e perdita di habitat, in particolare dei siti di riproduzione. Per queste ragioni la specie viene valutata Vulnerabile (VU).”

ROSPO SMERALDINO ITALIANO
Rispetto al Rospo comune, il Rospo smeraldino predilige climi più miti e non raggiunge mai aree di quota elevata, preferendo nella nostra regione, le aree di pianura. Nel resto della penisola lo si trova spesso anche in zone costiere e nei pressi degli estuari fluviali poiché il rospo smeraldino riesce a tollerare anche tassi di salinità moderati. Predilige pozze d’acqua di recente formazione, anche quelle formatesi a seguito di lavori dell’uomo e non mostra uno stretto legame con i siti di riproduzione storici come invece accade al Rospo comune.
Questa capacità di adattamento consente al rospo smeraldino adattarsi più velocemente alle trasformazioni indotte dall’uomo rispetto al Rospo comune. Se da un lato però questo anfibio riesce ad adattarsi ad ambienti nuovi è anche vero che la sua distribuzione risulta estremamente frammentata e talvolta ristretta a piccole entità sempre più fragili, sia numericamente che geneticamente.
Secondo l’IUCN il  Rospo smeraldino è una specie a “minor preoccupazione (LC)” in quanto è ampiamente distribuito in Italia  e in alcune zone del suo areale risulta anche in espansione (es. molti settori del Piemonte), tuttavia si segnala come alcune popolazioni in ambienti antropizzati presentino una consistenza di popolazione talvolta non superiore a soli 30 individui.
Risulta minacciato inoltre dagli effetti dell’abbassamento della falda freatica che non consente il permanere dei corpi acquatici temporanei per un periodo sufficiente a consentire lo sviluppo dei girini fino alla fase adulta. l’uso di insetticidi ed erbicidi poi e l’alta mortalità per investimenti o l’eccessivo calpestio delle larve e uova da parte di mezzi motorizzati, contribuiscono al declino di questa specie in molti siti puntuali della penisola italiana.
Occhi aperti nei prossimi giorni quindi e se avvistate rospi in transito lungo una strada asfaltata, rallentate e non esitate a segnalarceli!

*in passato le popolazioni di rospo smeraldino italiane venivano attribuite alla specie Bufotes viridis (e ancora prima a Bufo viridis). Oggi, grazie ad approfonditi studi genetici, sappiamo che B. viridis è presente nell’Europa centrorientale (con alcune popolazioni limitate alle regioni nordorientali italiane) mentre la maggior parte delle popolazioni italiane e delle grandi isole mediterranee appartengono a Bufotes balearicus.

Roberto Ostellino

Saluzzo, 27 febbraio 2018

 

FONTI web:
Wikipedia.org
Città di Grugliasco -Settore Sviluppo Compatibile –  http://www.comune.grugliasco.to.it/servizi-uffici-e-sportelli/ambiente/tutela-animali/item/603-oasi-del-rospo-smeraldino.html 
Comitato italiano IUCN
 http://www.iucn.it/scheda.php?id=155407214
http://www.iucn.it/scheda.php?id=215371297

IUCN internazionale
http://www.iucnredlist.org/details/54596/0
http://www.iucnredlist.org/details/153567/0

Si ringrazia Stefano Bovero per le utili informazioni fornite.

Altre fonti:

Struttura di popolazione di rospo comune bufo bufo (anura: bufonidae) del lago di Endine (Val Cavallina, Bergamo, Lombardia) durante gli anni 1992-99.  Giovanni Giovine & Sergio Vergani.

Utilizzo di un sottopassaggio stradale per anfibi da parte del rospo comune Bufo bufo
(Anura: Bufonidae) presso il Lago di Endine (Bergamo)
. Andrea Corbetta  & Giovanni Giovine.

Conservation projects carried out in the heavily-urbanized plain “Piana Fiorentina” near Florence. A 7 years experience. Carlo Scoccianti.

I passaggi per la piccola fauna del Centro Polifunzionale di Messina: quando le soluzioni semplici sono le più efficaci. Salvatore Restivò e Dalila Giacobbe.

1998-2000: tre anni di interventi di salvataggio della popolazione di Bufo bufo del Lago d’Idro (Brescia, Italia). Valutazione dei risultati. Christiana Soccini.

IMMAGINI
Rospo comune – Di George Chernilevsky (Opera propria) [Public domain], attraverso Wikimedia Commons

Distribuzione Rospo comune – Di Mapa_Bufo_bufo.png: Osadoderivative work: B kimmel (talk) – Mapa_Bufo_bufo.png, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=14845061

Rospi comuni in accoppiamento con ovature [[File:Sapo común (Bufo bufo), Hartelholz, Múnich, Alemania, 2016-04-03, DD 02-2.JPG|Sapo común (Bufo bufo), Hartelholz, Múnich, Alemania, 2016-04-03, DD 02-2]]

Rospo smeraldino italiano nella Riserva Naturale confluenza Po-Bronda– Renzo Ribetto

Distribuzione rospo smeraldino italiano – IUCN Red List of Threatened Species, species assessors and the authors of the spatial data. [CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0) or CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], via Wikimedia Commons

Rospodotto – Di Christian Fischer – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=590792

Barriera rospodotto – http://www.cittametropolitana.torino.it/speciali/2016/rospodotto/index.shtml

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