Averle ed estinzione, un destino che possiamo cambiare?

Articolo pubblicato su www.parcomonviso.eu

“L’averla capirossa nidifica in ogni parte d’Italia, ma è più abbondante in Piemonte” scriveva Tommaso Salvadori (1) nel 1872 nella sua opera Fauna d’Italia uccelli, mentre Enrico Giglioli (2) nel 1907 definiva l’averla cenerina come “specie estiva e nidificante, sparsa ovunque e comune in Italia ad eccezione della Sardegna dove è più rara”.
Sembra quasi impossibile immaginare oggi lo scenario descritto da questi due autorevoli naturalisti, vissuti a cavallo tra la fine del 1800 e l’inizio dello scorso secolo. Per un ornitologo moderno o per un appassionato di birdwatching infatti, l’averla capirossa (Lanius senator) è oggi una specie rara in Piemonte mentre l’avvistamento di un’averla cenerina (Lanius minor) rappresenta ormai un evento al limite dell’eccezionale.
Tra le tre specie di averla nidificanti in Italia, la sola averla piccola (Lanius collurio) risulta ancora discretamente presente nelle campagne e nei pascoli alpini del Piemonte, ma soffre anch’essa di una continua, lenta e inesorabile riduzione e frammentazione del suo areale riproduttivo.
Strano il destino di queste specie che hanno da sempre caratterizzato i paesaggi agricoli europei ma che proprio dalle  radicali modifiche delle pratiche agricole, sopravvenute dalla fine della seconda guerra mondiale fino ai giorni nostri e dai mutamenti climatici in atto, sembrano ricevere gli attacchi più duri per la loro sopravvivenza.
Per le averle, i piccoli campi agricoli circondati da siepi o i pascoli con radi arbusti hanno da sempre rappresentato un luogo ideale dove riprodursi e proliferare. Tali ambienti presentavano caratteristiche molto simili alle radure steppiche che questi uccelli popolavano prima di seguire l’uomo (probabilmente già a partire da tempi antichissimi) nelle sue pratiche agricole. La bassa vegetazione erbacea, la presenza di alberelli radi e di arbusti sparsi e l’abbondanza di grossi insetti, sono tutti elementi fondamentali per le averle che, non a caso, cercano luoghi simili anche nelle regioni africane in cui trascorrono l’inverno (già, sono tutte migratrici a lungo raggio!).
Fig. 5 – gli areali riproduttivi sono in realtà assai più frammentati
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Come anticipato, dai primi anni ‘50 si è iniziata a registrare una drastica e costante contrazione delle loro popolazioni, soprattutto nell’Europa centro-occidentale e in Pianura Padana. Questa tendenza è purtroppo proseguita nei decenni successivi, fino a portare alla completa scomparsa dell’averla cenerina nei suoi areali più nordici e a una drastica riduzione in tutto il territorio italiano. Destino simile hanno avuto anche le popolazioni di averla capirossa. La distribuzione sul territorio infine, soffre non solo di una contrazione in termini di superficie ma anche di una sempre marcata frammentazione degli habitat ottimali che diventano così sempre più piccoli e sempre più fragili.
Fig. 6 – areale riproduttivo storico e attuale di averla cenerina – le aree italiane sono in realtà molto più frammentate di quanto raffigurato e limitate a siti puntiformi
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Ad oggi le uniche popolazioni stabili di averla cenerina sono quelle dell’Europa orientale (insieme ad aree mediorientali), dove le pratiche agricole sono ancora in larga misura estensive e tradizionali e le condizioni climatiche sono probabilmente più favorevoli per la specie (3).
Situazioni per certi versi simili sono quella dell’averla piccola e dell’averla maggiore (Lanius excubitor – altra specie di averla europea ma non nidificante in Italia e presente solo in inverno come specie svernante) con popolazioni in riduzione nell’Europa settentrionale e occidentale ma con nuclei orientali più stabili. Per l’averla capirossa invece le principali aree di “rifugio” sono rappresentate dai paesi mediterranei, con la popolazione più importante concentrata nella penisola iberica (circa l’85% di tutte le averle capirosse europee) (4).

Cosa sia successo alle averle durante l’ultimo secolo e quali le cause del loro inarrestabile declino, è oggetto di studi e di ricerche ormai da alcuni decenni. Le Averle sono passeriformi di media taglia (simili a un merlo) con caratteristiche predatorie che per certi versi le avvicinano ai rapaci. Sono grandi cacciatrici di insetti di grossa taglia (grilli e cavallette sono i loro preferiti) ma non disdegnano altri invertebrati come chiocciole e lombrichi o piccoli vertebrati quali roditori, anfibi e altri uccelli che amano cacciare in zone aperte e soleggiate come incolti, prati o piccoli coltivi dalla vegetazione erbacea non troppo alta e rigogliosa.

Fig. 7 – ambiente potenziale di nidificazione di Averla piccola
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Tutte le specie di averle necessitano però inderogabilmente di aree ricche di arbusti spinosi e di giovani alberelli sparsi che utilizzano per la nidificazione, come rifugio e come punto di osservazione strategico per la caccia. La presenza di arbusti spinosi come il rovo, il biancospino o il prugnolo, sembra poi particolarmente gradita, poiché talvolta ne utilizzano le spine per creare delle vere e proprie dispense  alimentari. Può capitare che le averle non consumino immediatamente tutte le loro prede ma che le infilzino nelle spine degli arbusti. Il pasto potrà poi essere consumato comodamente in un secondo momento o venire utilizzato per nutrire la prole durante le giornate di maltempo, quando le prede fresche scarseggiano (5 e 5 bis) .
Fig. 8 – grillo infilzato su rametto spezzato e mantide religiosa su rovo – dispensa invernale di Averla maggiore – S. Gillio (TO)
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A similitudine del comportamento predatorio di alcuni rapaci, anche le averle sostano per lungo tempo su un posatoio da cui godono di un punto di osservazione strategico. Appena viene avvistata una preda, l’averla si getta in picchiata, catturandola con il suo becco affilato (non dispongono di zampe robuste e dotate di artigli come i rapaci). Sfruttano piccoli alberi o arbusti, preferendo spesso rami secchi e di altezza media pari a 2 metri. All’occorrenza possono utilizzare anche pali, steccati, rotoli di fieno, recinzioni e fili elettrici, a testimonianza di un consolidato legame con i luoghi frequentati dall’uomo.
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Purtroppo anche nel nostro territorio regionale è sempre più difficile osservare le averle. Il trend negativo è il medesimo registrato per il centro Europa. In Piemonte, già a partire dai primi anni ‘50, si sono registrati sensibili decrementi per tutte e tre le specie. Ad oggi L’averla cenerina sembra definitivamente scomparsa come nidificante: negli anni ’80 le coppie note erano 30-50, crollate 1-2 nel decennio successivo, ridotte poi a un solo caso di nidificazione certa nel 2000. Allo stesso modo è drammatica la riduzione della popolazione di averla capirossa: delle sole 5-15 coppie nidificanti nei primi anni del 2000, non abbiamo più notizie certe, restano unicamente osservazioni sporadiche di singoli individui qua e là per il Piemonte. Per l’Averla piccola la situazione è leggermente meno critica ma si registrano un po’ ovunque sensibili riduzioni degli habitat elettivi (soprattutto in pianura) e una costante diminuzione del numero di coppie nidificanti.
Il declino delle averle sembra legato a una serie di fattori combinati tra i quali, la progressiva scomparsa dal panorama agricolo di molti degli elementi del paesaggio agreste, ha svolto un ruolo determinante nella rarefazione o addirittura nella estinzione locale di questi uccelli.

Figura 11 – Un albero isolato è ciò che resta di un’antica siepe campestre. Questo è un luogo inospitale per le averle e per molte altre specie tipiche degli ambienti aperti.

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La trasformazione delle pratiche agricole tradizionali verso un’agricoltura intensiva, monospecifica e su ampie superfici, ha portato alla progressiva eliminazione delle siepi campestri, dei filari e degli incolti marginali. Come se non bastasse poi, le concimazioni eccessive e l’utilizzo di pesticidi e di erbicidi, (questi ultimi causa di riduzione delle piante selvatiche delle quali gli insetti si nutrono), ha provocato nel tempo un drastico impoverimento dell’entomofauna presente nei campi (6) .

Senza aree di nidificazione e di rifugio e private delle prede più ambite, le averle hanno visto scomparire in pochi decenni i luoghi ideali per la loro sopravvivenza.
Paradossalmente anche l’abbandono delle pratiche agro-pastorali in alcuni territori collinari e montani sembra avere sfavorito questo gruppo di uccelli. La trasformazione di un prato-pascolo in un fitto arbusteto o in una boscaglia di invasione, non rappresenta una condizione ideale per le averle, uccelli che non amano gli ambienti forestali ma che preferiscono gli spazi aperti e i pascoli non eccessivamente sfruttati.
Figura 12 – un contesto potenzialmente favorevole all’averla piccola in ambiente montano
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In questo senso, anche le opere di riforestazione attuate negli anni, spesso come unica soluzione di ripristino e recupero ambientale, sembrano aver penalizzato questi uccelli e con essi un ventaglio di altre specie tipiche delle radure, dei prati magri e degli incolti, ecosistemi considerati erroneamente di scarso valore ambientale e paesaggistico. Alla luce di queste evidenze occorre ripensare profondamente la progettazione di interventi di riqualificazione ambientale e diventa inevitabile approfondire le esigenze delle specie oggi più fragili per riuscire a realizzare opere che portino a un reale miglioramento ecologico del territorio.
Per concludere con una nota positiva, dopo aver dipinto questo drammatico ma doveroso scenario, dobbiamo sottolineare come le averle, auspicabilmente tutte, non solo l’averla piccola, possano e debbano convivere con la nostra agricoltura tornando ad essere un simbolo delle nostre campagne.
Appare evidente come le averle possano rappresentare un interessante indicatore di utilizzo del territorio. Questo animale, per certi versi simbolico e totemico, lancia un messaggio molto chiaro: scompare con uno sfruttamento eccessivo delle risorse naturali, ma allo stesso modo non tornerà più nei luoghi abbandonati dall’uomo.
La rinnovata sensibilità verso i temi ambientali, la crescente domanda di qualità del prodotto agricolo, frutto di pratiche ecologicamente sostenibili e di un’agricoltura biologica consapevole, possono forse rappresentare una soluzione per evitare l’estinzione di tutte quelle specie che insieme alle averle rischiano di scomparire per sempre dalle campagne delle pianure e dei pascoli europei.
Per chi fosse interessato ad approfondire il tema e a tutti coloro che si occupano di riqualificazione ambientale, si consiglia la lettura di “AVERLA PICCOLA Ecologia e conservazione Fondazione Lombardia per l’Ambiente – Fabio Casale e Mattia Brambilla”, pubblicazione liberamente scaricabile all’indirizzo https://www.flanet.org/sites/default/files/pubb/LibroAverla.pdf e che presenta numerose indicazioni operative per la conservazione dell’averla piccola, con un’utile raccolta di linee guida per interventi di recupero, suddivisi per gli ecosistemi potenzialmente sfruttati dalla specie.
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Roberto Ostellino
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Si ringrazia Daniele Capello per la collaborazione nella ricerca bibliografica e nel reperimento dei dati osservativi recenti per le specie oggetto del presente articolo.
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Note

1 – Tommaso Salvadori, noto anche come conte Adelardo Tommaso Salvadori Paleotti o conte Tommaso Salvadori Adlard (Porto San Giorgio, 30 settembre 1835 – Torino, 9 ottobre 1923), è stato un patriota e naturalista italiano e forse il più importante ornitologo italiano di tutti i tempi. Fonte: wikipedia IT – https://en.wikipedia.org/wiki/Tommaso_Salvadori

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2- Enrico Hillyer Giglioli (Londra, 13 giugno 1845 – Firenze, 16 dicembre 1909) è stato uno zoologo e antropologo italiano. fonte: wikipedia IT – https://it.wikipedia.org/wiki/Enrico_Giglioli

3 – uno dei fattori che ha portato alla scomparsa dell’averla cenerina da molte regioni del Centro Europa sembra legato all’aumento delle precipitazioni piovose primaverili (atlantizzazione del clima) avviatosi già nella metà del 1800. Questo fattore climatico, combinato con le mutate pratiche agricole, sembra avere avuto un effetto devastante sulla specie. Fonte: proposal for inclusion fo Lesser grey shrike on appendix II of the convention on migratory species.

4 – in Sardegna e Corsica nidificano le Averle capirosse della sottospecie “badius”. Queste due isole raccolgono la quasi totalità della popolazione di questo gruppo di averle. Fonte: ORNITOLOGIA ITALIANA vol. 7 – Paridae-Corvidae. Oasi Alberto, Perdisa Editore. Bologna, Italy, 2011.

5 – il nome tedesco dell’averla piccola è Neuntöter (letteralmente 9 assassinii) dalla credenza popolare secondo cui questo uccello avrebbe dovuto infilzare nove animali prima di poterli mangiare. Il termine testimonia chiaramente come questi uccelli e il loro comportamento predatorio fossero ben noti alla gente comune e di conseguenza molto frequenti nelle campagne europee.  Fonte: wikipedia DE.

5 bis – Lo scrittore statunitense Dan Simmons nel suo romanzo “Hyperion” immagina una terribile creatura sovrannaturale chiamata Shrike (Averla in inglese) per la sua abitudine di infilzare le proprie vittime ed esporle su un grande albero spinoso, simulando sinistramente il comportamento delle averle. Anche negli Stati Uniti sono presenti alcune specie di Averle che l’autore sembra conoscere bene. Anch’esse sembrano soffrire dei medesimi problemi dalle loro cugine europee ed anche in questo caso la causa principale sembra attribuibile alle trasformazioni ambientali indotte dall’agricoltura intensiva e monospecifica negli ambienti tipici di nidificazione. Fonti:  wikipedia – https://it.wikipedia.org/wiki/Hyperion_(romanzo) Evaluation of the global decline in the True Shrikes (Family Lanidae) – Reuven Yosef – Archbold Biological Station, Lake Placid, Florida USA.

6 –  In pianura si riscontrano spesso ambienti apparentemente idonei alla specie ma non occupati. Si tratta a di prati gestiti in maniera intensiva, fortemente concimati e soggetti a tagli frequenti, con il conseguente impoverimento della composizione floristica e della riduzione drastica di grandi insetti e con la progessiva progressiva rarefazione di molte specie di Lepidotteri. Si tratta di veri e propri “campi d’erba”, dove la vegetazione cresce così densa da essere inospitale anche per numerose specie di invertebrati terrestri (Lefranc, 2004). Fonte: Averla piccola – Ecologia e conservazione – Fabio Casale e Mattia Brambilla – Fondazione Lombardia per l’ambiente.
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Bibliografia
– DISTRIBUZIONE E CONSISTENZA DELLE POPOLAZIONI DI AVERLA CENERINA Lanius minor NIDIFICANTI IN ITALIA SETTENTRIONALE NEL PERIODO 1980-2015 – Pierandrea Brichetti & Nunzio Grattini
– DISTRIBUZIONE E CONSISTENZA DELLE POPOLAZIONI DI AVERLA CAPIROSSA Lanius senatori NIDIFICANTI IN ITALIA SETTENTRIONALE NEL PERIODO 1980-2016 – Pierandrea Brichetti & Nunzio Grattini
– PROPOSAL FOR THE INCLUSION OF THE LESSER GREY SHRIKE (Lanius minor) ON APPENDIX II OF THE CONVENTION – 12th MEETING OF THE CONFERENCE OF THE PARTIES  Manila, Philippines, 23 – 28 October 2017
– AVERLA PICCOLA Ecologia e conservazione – Fondazione Lombardia per l’Ambiente – Fabio Casale e Ma ia Brambilla
– Evaluation of the Global Decline in the True Shrikes (Family Laniidae) – REUVEN YOSEF – Archbold Biologica Station P .O. Box2 057,Lake Placid, Florida3 3852,USA
– ORNITOLOGIA ITALIANA vol. 7 – Paridae-Corvidae. Oasi Alberto, Perdisa Editore. Bologna, Italy, 2011
Immagini:
1- Averla cenerina By Derek Keats from Johannesburg, South Africa [CC BY 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0 )], via Wikimedia Commons
2- By Michele Lamberti (Flickr: 17 5 2012 averla capirossa strillozzo 091) [CC BY 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0 )], via Wikimedia Commons
3, 4, 7, 9, 10 e 11 – Roberto Ostellino
5- Areale di averla capirossa – By Scops Source: Tony Harris & Kim Franklin: Shrikes and Bush-Shrikes. Helm London 2000. S. 70. ISBN 0-7136-3861-3 [CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0) or GFDL (http://www.gnu.org/copyleft/fdl.html)], from Wikimedia Commons
6- Areale di averla cenerina – By Scops Source: Harris & Franklin: Shrikes & Bush Shrikes. Helm London 2000; S. 64 [CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0) or GFDL (http://www.gnu.org/copyleft/fdl.html)], from Wikimedia Commons
Areale di averla piccola – opera derivata da areale di averla cenerina – By Scops Source: Harris & Franklin: Shrikes & Bush Shrikes. Helm London 2000; S. 64 [CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0) or GFDL (http://www.gnu.org/copyleft/fdl.html)], from Wikimedia Commons
7- Areale storico di averla cenerina – da PROPOSAL FOR THE INCLUSION OF THE LESSER GREY SHRIKE (Lanius minor) ON APPENDIX II OF THE CONVENTION – 12th MEETING OF THE CONFERENCE OF THE PARTIES  Manila, Philippines, 23 – 28 October 2017
8- grillo infilzato su rametto spezzato e mantide religiosa su rovo – Dispensa tardo invernale di Averla maggiore – San Gillio (TO) – Autori: Daniele Capello e Alessandro Bergamo
11- Foto gentilmente concessa da DISAFA (dipartimento di scienze Agrarie, Forestali e Alimentari di Torino)
12 – Foto DISAFA (Dipartimento Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università di Torino)
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