Alla scoperta dei Laghetti di Falchera

Ricordo che quando ero piccolo, bastava sussurrare la parola “Falchera” per scatenare in molti di noi un brivido inarrestabile lungo la schiena. Molto prima che Zuckenberg e compagni inventassero il “magico mondo” dei social networks, la pessima fama di questo quartiere periferico di Torino veniva alimentata da terribili racconti e da leggende metropolitane che passavano di bocca in bocca, raggiungendo luoghi e persone lontane che non avevano nemmeno la più pallida idea di dove si trovasse la “mitica e sinistra terra di Falchera”.

Ovviamente le leggende e i racconti non nascono dal nulla e non possiamo nascondere le problematiche storiche e attuali che affliggono questo quartiere. Allo stesso modo, non intendo nemmeno negare che per lungo tempo, pur sapendo dell’esistenza dei laghetti di Falchera, avevo accuratamente evitato di visitarli perché parecchio degradati e per il timore di spiacevoli incontri, sebbene mai nessun naturalista avesse denunciato eventi simili e nonostante fossi stato informato a più riprese che si trattava di ambienti molto interessanti dal punto di vista naturalistico.

Negli ultimi giorni dell’anno appena terminato, giunse però la notizia dell’avvistamento di ben 5 Basettini da parte di Stefano Zanotto, proprio presso i laghetti Falchera. La voce si diffuse presto tra i birders torinesi, suscitando grande stupore per un avvistamento decisamente interessante. Il Basettino (Panurus biarmicus) è infatti un una specie assai rara e sporadica in Piemonte e che ama i canneti lungo gli stagni, i laghetti e le paludi.

Lo stupore generale si deve però anche ai luoghi in cui è avvenuto l’avvistamento. Pochi infatti nel mondo del birdwatching, si sarebbero aspettati di trovare questi rari e bellissimi passeriformi proprio nella zona umida meno considerata e più bistrattata della provincia di Torino.

Avuta la notizia, io ed alcuni amici ci affrettammo a raggiungere il posto rendendoci subito conto della bellezza del sito e della ricchezza biologica dei laghetti. Non nascondo che in quel momento provai un pizzico di imbarazzo per aver lasciato prevalere nella mia mente, pregiudizio e timore nei confronti di un luogo e di un intero quartiere.



Nell’arco di un paio di ore di visita abbiamo potuto contare più di 30 specie diverse di uccelli e abbiamo osservato alcune tracce di mammiferi selvatici. Ad un tratto ha fatto anche la sua comparsa un bel esemplare di Tarabuso, sbucando per un attimo da uno dei piccoli canneti lungo le sponde dei due laghetti. Il Tarabuso (Botaurus stellaris) è un timido ardeide, tipico degli ambienti di canneto e assai poco comune in provincia di Torino!

Inoltre durante un recente censimento degli uccelli acquatici svernanti presenti sul territorio della provincia di Torino, ai laghetti Falchera sono risultate presenti le seguenti specie con abbondanze piuttosto importanti:

Gallinella d’acqua 21
Germano reale 52
Gabbiano reale 11
Gabbiano comune 22
Moriglione 2
Airone bm 2
Folaga 36
Anatra muta 1
Airone cenerino 4
Alzavola 7
Beccaccino 4
Cicogna bianca 1 (in termica)
Cormorano 12
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(fonte: Alfonso di Rienzo, Dario Di Noia, Tommaso Renzulli e Dario Pozzan – Torino Birdwatching)

I laghetti Falchera sono oggi sede di un importante progetto di riqualificazione ad opera del Comune di Torino che, sebbene intenda risolvere un problema annoso e pluridecennale di degrado e di abbandono dell’area, sembra non cogliere appieno l’importanza naturalistica del sito. Il progetto infatti prevede svariati interventi quali: la realizzazione di orti urbani, la creazione di percorsi ricreativi e ginnici, la creazione di una spiaggetta con sdraio e con annesso servizio di navigazione dei laghetti per mezzo di piccole barchette. Sono previsti anche interventi a favore della biodiversità con la realizzazione di percorsi e capanni per il birdwatching nel lato est del lago grande (il lago piccolo verrà prosciugato). La domanda però è lecita, come possono coesistere tanti servizi e interventi così diversi tra loro in uno spazio tanto piccolo? Tante e così diverse modalità di fruizione dell’area rischiano di configgere pesantemente con qualsiasi intento di tutela e di protezione di un ecosistema fragile come quello di un’area umida.

Staremo a vedere, nel frattempo godiamoci tutti i laghetti Falchera, uno spazio naturale torinese riscoperto e meritevole di una visita da parte di tutti, appassionati di birdwatching e non solo.

Buona Natura a tutti!

Roberto Ostellino

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